Motorino News
19 Giugno 2011
Mi chiamo Virzì e giro un film a Livorno. Ma non fate paragoni
di Emilio Marrese, Venerdì di Repubblica


La pausa pranzo per cast e troupe si fa in un circolo Arci tra pensionati e maglie amaranto alle pareti. E dove sennò? Si gira all’Ardenza Terra, alle spalle dell’enclave di villette liberty del lungomare. Nelle pause tra un ciak e l’altro Claudia Pandolfi spupazza i bambini del vicinato e Alessandro Roja, irriconoscibile rispetto al dandy di Romanzo Criminale, firma autografi (“Mi ci scrivi Dandy accanto, per favore?”) e non smette di parlare in vernacolo, tanto s’è calato nel ruolo (  e dunque l’intercalare deh si spreca…) Marco Cocci piacioneggia e Corrado Fortuna ripassa la parte camminando su e giù sul marciapiede, sotto lo sguardo di una nonna che stende i panni in finestra. E’ il set del film di Carlo Virzì, che dieci anni fa quando andò a ritirare il premio in Nuova Zelanda spacciandosi, vista la somiglianza, per il fratello maggiore Paolo, non si immaginava probabilmente anche lui, un giorno, dietro la cinepresa. Musicista e sceneggiatore, Virzì jr è alla sua seconda opera ma, anche se non può ammetterlo, questa la considera, la vive e la sente come la sua vera prima. Perché è quella che ha covato per una vita e perché nasce dalla dalla sua storia. I più grandi di tutti, prodotto da Indiana e Motorino Amaranto ( distribuito da Eagle Pictures) è una commedia con la musica, non una commedia musicale. “Più vicina allo schema dei Soliti Ignoti sullo sfondo di una provincia industriale come potrebbe essere la Sheffield di Full Monty” dice Carlo, 39 anni. La storia di una rock band giovanile del livornese, i Pluto, in qualche modo costretta a riunirsi, molti anni dopo, dal loro unico fan, quando sono ormai già tutti alle prese con figli, bollette, matrimoni, fallimenti, mutui, disoccupazione, immaturità: insomma, con la vita. Paolo Virzì, tra i produttori, si tiene a debita e discreta distanza: anche se la squadra è quella di tanti suoi film, attori e troupe, preferisce togliere il fratellino dalla sua ombra e sul set non si fa vedere. Questo è il film di Carlo, che se gli nomini i Dardenne, i Coen o i Taviani, quasi si nasconde sotto il divano: “per carità non vorrei mai rovinare le cose di Paolo con la mia presenza… ci limitiamo solo per scherzo a parlare di un film dei fratelli Virzì. Naturalmente ascolto i suoi consigli, come lui fa quando io sono sul set dei suoi film: Paolo è il mio centro sperimentale di cinematografia privato. Ma non giochiamo nella stessa categoria: lui è in Champions League”. Lasciamo perdere i Blues Brothers o Commitments, I più grandi di tutti, punta ad essere una commedia all’italiana nella sua più nobile e tradizionale accezione, più nel senso di Monicelli, Risi e ovviamente Virzì senior, che non di John Landis o Alan Parker. “Una commedia divertente e magica” illustra il regista, “una commedia rock all’italiana, con dei protagonisti un po’ rozzi e patetici, che cerca anche di rafforzare temi delicati come la disabilità con leggerezza ed ironia o di andare a curiosare nei pensieri di un bambino che scopre inaspettatamente di avere un babbo di cui andare orgoglioso. Nel cast oltre al prezioso cameo di Catherine Spaak, ci sono anche due musicisti veri, Frankie HI-Nrg e Dario Cappanera. Virzì ha suonato a lungo negli Snaporaz, insieme aToto Barbato anch’egli arruolato. Tra i loro fan c’era Corrado Fortuna, prima ancora di diventare un volto del cinema (My name is Tanino) e della TV (Tutti pazzi per amore e La nuova squadra). “ L’ultima volta che ho suonato con gli Snaporaz nel 2007” racconta Virzì “ma tra crampi, sudori e tendiniti abbiamo capito di non avere più il fisico del rocker. Il giubbotto di pelle l’ho chiuso nell’armadio. Facevamo Indie Rock sbarazzino, con colori che andavano dalla pachanka, alla canzone d’autore. Di quell’esperienza rimane un bagaglio di aneddoti da sfruttare e l’anima cazzuta del rock da portare al cinema, senza fanatismi né retorica. Mi sono divertito a curare l’aspetto musicale del film in prima persona creando i brani della colonna sonora. Per ora mi sento ancora più musicista che regista”. Però sul set si muove a proprio agio, è meticoloso e riesce perfino ad imporsi rigore e tono. “Ti senti un grande timoniere e la cosa più difficile è trattenere l’istinto di fare lo scemo sennò si mettono tutti a far casino” confida: “Non è facile quando sei tra amici mantenere il giusto distacco per portare avanti tutto”. E sognare, un giorno, di mandare suo fratello a ritirare un premio al posto suo.
 

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