La sua commedia strappa applausi già nelle recite di rodaggio. «Mi sto divertendo molto, potrei anche rifarlo
A tanti attori (oltre 20) non ha voluto rinunciare, sennò che commedia di Paolo Virzì sarebbe. E nemmeno a quello sguardo scanzonato e spietato che da sempre riserva alle umane debolezze e alle collettive miserie. Un grande cast, anche se siamo a teatro. Per ora, proprio in questi giorni, un tour di rodaggio in provincia, da Perugia a Cesena. Poi, dal 15 marzo, super prima al Teatro Eliseo, dove lo spettacolo scritto e diretto dal regista livornese, “Se non ci sono altre domande”, protagonista Silvio Orlando, resta in cartellone fino al 13 maggio. Ma già il rodaggio è andato forte. Applausi a non finire, standing ovation.
Così ha riassaporato il gusto del palcoscenico dopo tanti anni, gli anni degli esordi ruspanti livornesi. Soddisfatto di questa deviazione dal cinema? Emozionato dal confronto live con il pubblico?
«Al teatro Morlacchi, bello e prestigioso un po’ come il Goldoni della mia Livorno, per il debutto era tutto esaurito. Mi son goduto la serata cambiando continuamente punto di vista, dal banco delle luci a quello della regia video, da uno dei palchetti dell’ultimo ordine, da dietro le quinte. Ed era in effetti dall’epoca remota del teatro amatoriale livornese che non salivo su un palco con gli attori a ricevere l’applauso finale. È stato bellissimo. È uno spettacolo teatrale piuttosto atipico, per certi versi può sembrare anche un film, per altri una specie di happening multimediale, ma al centro, direi come sempre, ci sono i personaggi, la loro vita, le loro storie».
Più faticoso fare il regista di teatro o di cinema?
«Credo che il teatro sia faticoso soprattutto per gli attori, il racconto è affidato ogni sera alla loro fatica. Sono loro che vanno in scena, e in quel momento è una cosa che appartiene del tutto a loro. Il regista si limita a fare il tifo, o a disperarsi, dietro le quinte, appunto. Devo dire che in queste sere tutti gli attori della compagnia, a partire da Silvio Orlando, fino ai ruoli più piccoli, sono stati eccezionali. “Se non ci sono altre domande” mi sembra uno spettacolo molto sorprendente e divertente, fa ridere e fa soffrire, ed infine è anche toccante e commovente».
Come cambia il rapporto con gli attori dal set al palcoscenico?
«Di sicuro nella preparazione c’è un lavoro più minuzioso con gli attori, appunto. Nel
girare un film a volte un regista può adoprare gli interpreti anche a loro insaputa, può ge-
stire la loro efficacia al montaggio. Le lunghe prove che precedono un debutto teatrale, e che poi continuano ad accompagnare lo spettacolo nelle successive correzioni e modifiche, sono un lusso che al cinema non ci si può permettere. Ma è un tempo necessario perché per l’appunto poi l’esito finale di uno spettacolo è affidato completamente a loro».
Porterà lo spettacolo nella sua città, Livorno?
«Mi piacerebbe tanto. Confesso che avevo chiesto ai miei produttori, il Teatro Eliseo e la compagnia Nuovo Teatro, di provare a proporre qualche data di rodaggio al Goldoni, così come stiamo facendo a Perugia, e la settimana prossima al Bonci di Cesena, prima dei due mesi di repliche a Roma. Ma la cosa non si è concretizzata, credo che il calendario e le risorse del Goldoni fossero già impegnate. Peccato, perchè sono certo che avremmo riempito il teatro con una novità di grandissimo impatto emozionale. Ma speriamo che sia possibile un’altra occasione».
Prevede dei ritocchi per la prima di Roma?
«Certo. Sto appunto seguendo lo spettacolo giorno per giorno, come una specie di work in progress. Non capita spesso, in Italia, che l’autore di una piéce teatrale sia anche vivente. Così mi permetto di riscrivere, tagliare, aggiungere, modificare soluzioni di scena. È un’occasione eccezionale, avere a che fare con un’opera viva, che cresce giorno dopo giorno».
Tanti personaggi, Orlando protagonista. Una commedia corale? E un’altra occasione per raccontare questa Italia che non le piace?
“Mah, lo spettacolo in fondo è un sogno, o se vogliamo un incubo. Il parto dell’ immaginazione della mente di una persona costretta a ripercorrere pubblicamente la propria vita. Silvio interpreta un ometto dall’esistenza qualunque, un funzionario di medio livello di un’azienda del ramo finanza, che si ritrova ad essere il protagonista di una specie di show televisivo, o forse un convegno di studi sulla sua vita, di fronte ad una platea di giornalisti, critici e commentatori che sanno tutto di lui. Quello che posso dire è che senz’altro lo spirito invadente e impertinente, e per certi versi anche spietato, con il quale l’esistenza minuscola e ordinaria di questa persona è osservata al microscopio, sembrerebbe assorbire qualcosa del linguaggio della televisione di oggi. Ma non vorrei che si pensasse che lo spettacolo sia soltanto una satira della nostra Televisione. In fondo è anche il viaggio nella testa di una persona, condotto con la libertà narrativa per l’appunto dei sogni. È l’occasione per creare intorno a questo omino un carosello di incontri emozionanti, che hanno a che fare con la sua storia personale: dai genitori defunti, alla maestra elementare, il suo primo amore, i suoi amici d’infanzia, la sua famiglia”.
Cosa rappresenta il protagonista Michele Cozzolino, cosa e chi?
“Dicevo appunto che Michele Cozzolino è un impiegato, un funzionario, ma con un romanzo nel cassetto. Quella che quella che all’inizio può sembrare un’esistenza piuttosto anonima si dovrebbe infine rivelare straordinaria ed eccezionale, come quella del protagonista di un grande romanzo”
Più libero nel cinema o nel teatro?
“Nel teatro rispetto al cinema la pressione economica è presente ( il nostro è uno spettacolo frutto di investimenti privati, che si finanzia col biglietto del pubblico), ma infinitamente inferiore. E forse questo consente una maggire libertà o se volete una certa dose di incoscienza. Può darsi che questo sia un episodio isolato, e che insomma tornerò al mio mestiere di cineasta. Ma siccome mi sto molto divertendo, se ci saranno le condizioni è un’occasione che potrebbe ripetersi”.
“La prima cosa bella” non è arrivato alla fine della corsa all’Oscar negli States il film è piaciuto molto. Una bella avventura comunque…
“La promozione del film negli Stati Uniti è stata comunque divertente e istruttiva. Il film, nonostante il mancato successo agli Oscar, circostanza alla quale comunque guardavamo con filosofico scetticismo, ha riscosso molto affetto, ha trovato una distribuzione importante, sta circolando in molti festival americani, per esempio in questi giorni è al Portland International Film Festival, nell’Oregon. Nelle sale uscirà in primavera. In primavera uscirà in tanti altri paesi del mondo, cominciare dalla Francia. Tra Aprile e Maggio accompagnerò “La prima cosa bella” anche in giappone, ci sarà una première al festival di Tokio”.
Altri film in cantiere? Altri bambini in cantiere?
“Presto mi metterò al lavoro su un nuovo film. Quanto ai figli io ne farei volentieri un'altra dozzina ma sono contento che mia moglie Micaela sia tornata al lavoro sul set”.



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