Motorino Amaranto è lieta di presentare “Acque Sicure”, il nuovo video dei Virginiana Miller. Realizzato da Simone Manetti, con la fotografia di Ferran Paredes Rubio e scene inedite del film “La prima cosa bella” di Paolo Virzì.
“Acque Sicure” è estratto da “Il primo lunedì del mondo” in uscita il prossimo Aprile per ZAHRrecords/ Altrove con distribuzione Edel.
C’è la luce.
di Fulvio Benelli
C’è la luce, e c’è il buio. E c’è chi riesce a vederli entrambi,
simultaneamente. Le canzoni dei Virginiana Miller accadono di
pomeriggio. In bilico sulle superfici. Magari presi in giro per questo,
fin da bambini. Perché è un dono, e a chi lo guarda da fuori spaventa.
Ma i Virginiana usano elaborare il lutto per cantare a noi; di più, per
cantare di noi. Come se i loro simili, quelli che accanto a loro abitano
la terra, alla fin fine gli interessino ancora. Ed è logico. Perché è
dentro di noi che il miracolo dei Virginiana si compie, è nella nostra
carne emozionale che il loro senso assume il senso.
Eccolo dunque il nodo: la rabbia e la grazia. Il filo del reciproco
equilibrio, la compenetrazione. Questo io l’ho sentito qualche anno
fa, nella mia stanza, ascoltando l’uomo di paglia. E ci ho dovuto fare
di nuovo i conti nelle atmosfere dei loro concerti. Me ne sono fatto
più di qualcuno, ma mai abbastanza. Caserta, Roma, Toscana.
Livorno. Quella Livorno piena di sciocco scirocco, quella dei parenti
lontani, raccontata per magica consonanza da Paolo Virzì alla stessa
maniera: uno schiaffo e un sorriso, un nuovo sorriso, ma sempre
dopo un altro schiaffo.
E così anche il videoclip di Acque sicure, il singolo che lancia il disco,
si arrampica sul pentagramma di quest’ambivalenza per
accompagnarci laddove tempo e geografia evaporano oltre il confine.
E’ vero, sono di parte. E’ che se parlo dei Virginiana Miller non posso
non pensare al Caffie, a Lorenzino, a Franceschina, a Joy, a quel
nostro tempo. Un’avventura privata, lo so, ma che se fossi bravo
come Virzì farei rivivere qui a beneficio di tutti; in memoria, in onore.
In onore della memoria.
Meno male che i Virginiana mi mettono in bocca le parole. Perché
c’erano, e a quanto pare ci sono ancora. I miei angeli necessari, per
dirla anch’io con Wallace Stevens. Ma così possiamo dire di tutti noi.
A respirare anche se manca l’aria, a restare a galla nonostante
l’insistenza delle onde o la distanza dalla riva, come per rispondere alla
chiamata dell’orizzonte.
Del resto la loro, la nostra, è una condizione sventurata: siamo resti di
un naufragio. E’ il primo lunedì del mondo. Ora, e ancora. Ma... non
è perfetto?



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