
Nel buio della sala proiettano una storia tutta italiana. I singhiozzi partono all'unisono da uomini e donne, di destra e di sinistra. E dopo le lacrime si riflette. E ci si rivaluta.
«Ma tu, tu quanto hai pianto?». «Senza controllo. Sono uscita squassata dai singhiozzi, C. era in imbarazzo perché sono alta e mi si nota e non voleva arrivare al motorino insieme a una ridicola sellerona disperata. Però metà cinema era nelle mie condizioni». «Ma perché tutte le donne piangono a quel film? Ma che vi fa». «Macché donne, ecché ti sembro una donna, io ho iniziato a piangere già dal primo tempo. Alla fine mi sentivo liberato, devo dire. Se tornassimo per piangere di nuovo?». Potremmo. Per ottimi motivi. Strano (ma buono) a dirsi, in Italia è ancora possibile provare in massa buoni sentimenti. E farsi del bene, addirittura. Dalle Alpi alla Sicilia, in queste settimane si versano lacrime confortanti nei cinema che danno La prima cosa bella di Paolo Virzì. I cinefili bennati sono perplessi: non è il suo film migliore, obiettano, ci sono troppe cose scontate. E invece no. Non sarà un capolavoro filmico, è un capolavoro nazional-terapeutico. Perché (analisi collettiva dei piangenti interpellati) non provoca lacrime culturalmente e internazionalmente condivise, come film alla Across the Universe. Fa sgorgare lacrime molto italiane. Fa identificare nei pasticci sentimentali di mamma, babbo e figli; fa ritrovare ambienti familiari radicati nella nostra memoria, relazioni parentali che ci imbestialiscono e ci rassicurano. Ci riconcilia con i nostri cari e i loro difetti che ci hanno complicato la vita; ci fa riconoscere la loro vitalità, i loro dolori e i loro pregi. Libera, riunisce. Ma torniamo ai pianti, perché sono importanti. In una fase in cui la società italiana è imbarbarita e divisa, degradata e feroce, vedere una famiglia disastrata condividere una sofferenza e da lì imparare a prendere in mano la propria vita è una benedizione inattesa. Riuscire a singhiozzare insieme, uscire pacificati, pare un piccolo utile punto di ripartenza per tanti individui collettivamente e personalmente depressi. E finalmente non piangono solo le donne, sul serio. Piangono maschi e femmine, destra e sinistra. I più farabutti piangono anche alla vista dei servizi sanitari del Comune di Livorno, dell'umanità di medici e funzionari; in fondo è anche un ultimo disperato spot della buona amministrazione della sinistra che fu. E, dopo le lacrime, vale la pena di riflettere. Già genitori e figli si suggeriscono «Vallo a vedere, così mi rivaluti». Proviamoci. E rivalutiamoci, soprattutto.
http://www.akille.net/2010/02/01/perche-la-cosa-e-bella/
Maria Laura Rodotà. Articolo pubblicato su "Io Donna" del 30 Gennaio 2010



