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L'altro Virzì regista
motorino Amaranto
 di Valerio Cappelli articolo del Corriere della Sera del 22 Novembre 2011
 
ROMA - Lui e suo fratello. Si chiama Virzì e gira un film a Livorno. Però non è Paolo: è Carlo, 39 anni, suo fratello minore. L' «altro» Virzì il primo dicembre al Festival di Torino porta in concorso I più grandi di tutti : «Il posto adatto al film che ho fatto, non ci sono red carpet e mondanità, si va al cinema e basta». Prodotto da Indiana e Eagle Pictures (con Rai Cinema), è il suo secondo film, ma lui lo vive come l' opera prima. Perché? «Il debutto, L' estate del mio primo bacio, nasceva da un libro, questo l' ho scritto tutto io, da un' idea molto personale. A Livorno da ragazzo suonavo in una rockband, gli Snaporaz . Suonavo la chitarra e cantavo». Un gruppo da concerto del Primo maggio? «Sì ma come apripista, quelli che suonano alle tre del pomeriggio... Non facevamo rock duro, oscillavamo tra i Beatles e la world music. Era un mestiere che negli anni Novanta si poteva ancora fare. Oggi alla musica dal vivo si preferiscono i dj. E poi non avevo più l' età per zompettare». Di Mick Jagger ce n' è uno. «Ce n' è proprio uno solo: lui. Per me era il tempo dei primi dolori alla schiena, dei capelli che cominciavano a tradirmi...». Non dica che I più grandi di tutti del titolo eravate voi? «Di autobiografico in realtà c' è solo la categoria. Io racconto un gruppo di fantasia, I Pluto, con gli stereotipi del rock di provincia. Una commedia, un' avventura tragicomica e anche romantica, una rimpatriata di un gruppo composto da quattro bischeri, alle prese con bollette, mutui e inadeguatezze varie, costretto a riunirsi per le insistenze del loro unico fan (Corrado Fortuna, il cui amico del cuore nel film è il rapper Frankie Hi-Nrg), che li ritiene più importanti dei Rolling Stones ». La bassista è Claudia Pandolfi, Alessandro Roja è il batterista e la voce narrante. Poi Marco Cocci e Dario Kappa Cappanera, altro «vero» musicista . I Pluto sono considerati un gruppo di impegno civile, per intenderci sulle loro quotazioni, una volta suonano per gli operai in sciopero di una fabbrica che gli gridano di suonare piano perché sono in assemblea. Più che ai Blues Brothers o ad altri film musicali, il riferimento ideale è stato I soliti ignoti di Monicelli. Carlo non ha paura di passare per «il fratello di»: «Abbiamo ottimi rapporti, ho sempre interagito col suo lavoro, gli ho fatto da aiuto regista, il casting, le colonne sonore. Paolo ha il dono di conoscere l' anima umana e di saperla raccontare, di far odorare di vita vera le sue storie. Paolo è il mio Centro Sperimentale di Cinematografia». Consigli? «Mi è servito da sponda in fase di scrittura; nei corridoi del suo ufficio passano i migliori sceneggiatori, Francesco Bruni, Francesco Piccolo, si respira aria creativa». L' ufficio è quello della Motorino Amaranto: «È un motorino vero appartenuto a Paolo, che come in tutte le famiglie proletarie finì a me. È il mezzo con cui andammo dal notaio per l' atto di nascita della società di cinema». Allora nessun problema di identità? «La mia identità è quella, sento di trattare cose che mi sono vicine. Sarebbe difficile ambientare una storia in Friuli. Non penso ci sia una esclusiva regionale». I fratelli Virzì sono uniti e complici: «Anche se ha 8 anni più di me, mi coinvolgeva con i suoi amici. Ho una foto del suo primo corto, io avevo un foglio che fungeva da ciak. Paolo mi ha fatto un po' da padre. L' abbiamo perso presto, era maresciallo dei carabinieri, mamma casalinga. Si viveva di poco. Paolo studiava e lavorava: barista, si imbarcava sulle navi, perito. Io operaio in fabbrica. E suonavo. Non sento di aver perso nessun treno, fare un film ogni sei anni non è una stortura. Mi considero un musicista. Sono stato candidato ai David per la colonna sonora di La prima cosa bella . C' era anche Morricone, ha vinto lui, naturalmente». Tra Morricone e Piovani? «È come chiedere se vuoi più bene alla mamma o al babbo. Diciamo che il mio preferito è Nino Rota, via». Valerio Cappelli RIPRODUZIONE RISERVATA
 
 

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